25 giugno 2026

IL CERVO VOLANTE: studiare il GIGANTE DEI BOSCHI con la CITIZEN SCIENCE

di Guido Sardella

Un insetto fuori scala

Chi ha incontrato per la prima volta un cervo volante maschio – magari sul tronco di una quercia al tramonto estivo, con quelle mandibole enormi proiettate in avanti come le corna di un cervo miniaturizzato – difficilmente lo dimentica. Lucanus cervus (Linnaeus, 1758) è il coleottero più grande d’Europa, i cui maschi possono raggiungere i 9 centimetri di lunghezza incluse le mandibole.

Eppure, dietro quell’apparenza di invincibile armatura, si cela una biologia delicata e un ciclo vitale interamente dipendente dalla presenza di legno morto – una risorsa sempre più rara nelle foreste gestite intensivamente

Tre anni sotto terra, poche settimane sotto le stelle

La parte più lunga della vita del cervo volante si svolge nell’invisibilità. Le larve – bianche, carnose, a forma di “C” – si sviluppano all’interno di ceppaie e tronchi di latifoglie morti o deperienti, scavando gallerie e nutrendosi del materiale ligneo in decomposizione grazie all’aiuto di microrganismi simbionti nell’intestino. La fase larvale dura 3-5 anni, a volte più a lungo in condizioni climatiche sfavorevoli.

La pupa si forma in una celletta di terriccio compresso alla base della ceppaia o nel terreno circostante. L’adulto emerge in tarda primavera, e da quel momento ha a disposizione poche settimane – generalmente da maggio a luglio – per trovare un partner e riprodursi. Gli adulti non si nutrono di legno: si sostengono principalmente di succhi zuccherini che trasudano dalle ferite dei tronchi, e talvolta di frutta fermentata.

Le mandibole ipertrofizzate dei maschi non servono a nutrirsi ma a competere con i rivali per l’accesso alle femmine. I combattimenti, spesso studiati in dettaglio con riprese ad alta velocità, sono rituali elaborati in cui i contendenti cercano di sollevarsi e rovesciarsi a vicenda. Le femmine, molto più sobrie nell’aspetto, sono invece dotate di mandibole funzionali e capaci di mordere energicamente se maneggiate.

Il volo avviene prevalentemente nelle ore crepuscolari e notturne. I maschi, attratti dai feromoni femminili, si spostano su distanze che possono raggiungere diversi chilometri – un dato rilevante per capire la connettività tra popolazioni.

Quello che la scienza recente ci ha insegnato

Negli ultimi due decenni, la ricerca sul cervo volante ha prodotto risultati sorprendenti, spesso grazie proprio ai dati raccolti dai “cittadini scienziati”.

Selezione sessuale e tattiche alternative di accoppiamento: i maschi di Lucanus cervus sono polimorfi – quelli di grandi dimensioni portano mandibole sproporzionatamente sviluppate e dominano i combattimenti a terra per l’accesso alle femmine, mentre i maschi più piccoli richiedono meno risorse per completare lo sviluppo larvale e mostrano maggiore agilità in volo. Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2024 (1) ha scoperto una tattica di accoppiamento alternativa finora trascurata: aggregazioni di maschi in volo che competono per intercettare le femmine in aria, con i maschi di taglia minore che risultano avvantaggiati dalla loro manovrabilità. Le aggregazioni in volo tendono a verificarsi prima nella stagione e in siti con copertura arborea più rada rispetto agli scontri a terra. 

Fedeltà al sito: studi (2) con marcatura individuale e metodo cattura-marcatura-ricattura condotti nel parco regionale dei Boschi di Carrega hanno mostrato che nessun individuo è mai stato riavvistato su un transetto diverso da quello di prima cattura, suggerendo un elevato grado di fedeltà locale.  Anche le femmine, monitorate con radiotelemetria in un bosco planiziale del Nord Italia, tendono a spostarsi verso l’interno della foresta per localizzare siti di ovideposizione, mostrando una bassa propensione alla dispersione a lungo raggio. 

Fenologia e temperatura: la rete europea di monitoraggio (ESBMN, European Stag Beetle Monitoring Network), fondata nel 2016 e oggi attiva in 14 paesi con 148 transetti standardizzati, ha documentato differenze regionali significative nella fenologia del volo e nella risposta alla temperatura. Il numero di individui rilevati per transetto è correlato positivamente con la temperatura notturna in quasi tutte le regioni analizzate; studi a scala di decennio segnalano una possibile tendenza all’anticipo del volo dopo il 1980, sebbene la connessione causale con il riscaldamento globale rimanga oggetto di indagine data la brevità delle serie storiche disponibili (3).

Microbioma larvale e ruolo nel ciclo del carbonio: i lucànidi sono insetti saproxilici fondamentali per la decomposizione del legno morto e il ciclo del carbonio forestale. Studi sul microbioma intestinale di larve di Dorcus hopei – genere della stessa famiglia Lucanidae, con ecologia larvale assimilabile a quella di Lucanus cervus – hanno dimostrato che la dieta a base di legno in decomposizione seleziona comunità batteriche intestinali specializzate nel metabolismo dei carboidrati, inclusa la degradazione della cellulosa e della lignina. I funghi trasportati dalle femmine durante la deposizione delle uova contribuiscono ulteriormente a rendere il legno accessibile alle larve. Il legno morto non è un substrato inerte: è un vero e proprio ecosistema (4).

Galleria fotografica e...

.. duello tra maschi

video di Guido Sardella © Riproduzione riservata

Da questa esigenza sono nati diversi programmi di citizen science (scienza partecipata), oggi coordinati a scala europea

Una specie che ha bisogno di dati – e di osservatori

Lucanus cervus è incluso nell’Allegato II della Direttiva Habitat (92/43/CEE), che impone agli Stati membri di monitorarne lo stato di conservazione. Paradossalmente, per anni i dati disponibili sulla distribuzione e abbondanza della specie sono rimasti frammentari e poco comparabili tra Paesi diversi.

Da questa esigenza sono nati diversi programmi di citizen science, oggi coordinati a scala europea.

Il censimento europeo: il progetto più ambizioso è il monitoraggio europeo del cervo volante coordinato dalla rete stagbeetlemonitoring.org, che adotta il protocollo MIPP (Monitoring Individually Protocolled Points). Il metodo è semplice nella sua eleganza: una sera a settimana, per sei settimane di seguito tra maggio e luglio, i volontari percorrono un transetto di 500 m in mezz’ora a cavallo del tramonto e contano gli individui – registrando sesso, direzione di volo e comportamento. La replicabilità del protocollo, ripetuto ogni anno sugli stessi punti, consente di costruire serie storiche confrontabili tra paesi e decenni. Alla Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF dei Ghirardi (Borgo Val di Taro, PR), questo censimento viene condotto ogni mercoledì di stagione da ormai 8 anni. I dati raccolti – georeferenziati, standardizzati e in corso di condivisione con la rete europea – rappresentano una delle serie temporali più lunghe disponibili per l’Appennino settentrionale e documentano la presenza stabile di una popolazione vitale in un contesto di bosco misto a dominanza di querce.

Il Parco Regionale dei Boschi di Carrega: un altro nodo di eccellenza nella rete regionale è il Parco Regionale dei Boschi di Carrega (PR), dove il monitoraggio del cervo volante è attivo dal 2018, ogni estate tra luglio e agosto, su quattro transetti fissi. I rilevamenti sono condotti da tecnici dei Parchi del Ducato, ricercatori e studenti dell’Università di Parma, e da un’ampia rete di volontari: più di cento persone nel corso degli anni.

I numeri sono notevoli: nella sola estate 2024 sono stati censiti 278 esemplari lungo i transetti, confermando la vitalità della popolazione. Nel Bosco della Capannella si stima la presenza di circa 5.000 cervi volanti, una delle densità più elevate d’Europa. Il metodo adottato – percorrenza lenta dei transetti al crepuscolo, con annotazione di sesso e posizione di ogni individuo – è lo stesso applicato nell’ambito del più ampio progetto regionale COMBI (COnoscere e Monitorare la BIodiversità in Emilia-Romagna). Nel 2021, la collaborazione con l’Università di Parma ha permesso di applicare anche il metodo mark-resight (cattura, marcatura con pennarello atossico e ricattura) per stimare la dimensione della popolazione e la mobilità degli individui sul territorio. Non è un caso che proprio i dati raccolti al Carrega abbiano contribuito allo studio pubblicato su Scientific Reports nel 2024 sulla tattica di accoppiamento alternativa dei maschi più piccoli – una scoperta che ha avuto risonanza internazionale e che è nata dal terreno, dalla pazienza dei volontari e dalla collaborazione tra il parco e il laboratorio IEES dell’Università di Parma

BOB – un’app per seguire il cervo volante in azione: per chi vuole andare oltre il semplice avvistamento ed entrare nel vivo dell’etologia della specie, esiste BOB (Behavioural Observations in Beetles), il primo progetto italiano di citizen science dedicato specificamente al comportamento del cervo volante. L’app omonima permette di registrare e geolocalizzare osservazioni dettagliate: combattimenti tra maschi, corteggiamenti, ovideposizione, interazioni con altre specie. I dati confluiscono in un database condiviso che alimenta la ricerca sull’ecologia comportamentale della specie. BOB è nato nel 2024 da una collaborazione tra il CREA (Centro di Ricerca Difesa e Certificazione) e l’Università di Parma, con Cristina Castracani, Donato Grasso e Fiorenza Augusta Spotti tra i principali protagonisti scientifici. La fase pilota si è svolta nell’estate 2024 ai Boschi di Carrega; dal 2025 il progetto è aperto su scala nazionale.

Perché conta, anche se non sei un entomologo

Lucanus cervus è una specie ombrello: la sua presenza indica una foresta ecologicamente matura, con alberi anziani, legno morto in abbondanza e continuità strutturale.

Monitorarne l’andamento significa, in realtà, rilevare la salute del bosco nel suo complesso.

In un’epoca in cui i dati di biodiversità stentano a tenere il passo con la velocità dei cambiamenti ambientali, l’apporto dei cittadini scienziati – metodologicamente rigorosi, capaci di coprire territori e finestre temporali inaccessibili alla ricerca professionale – è diventato indispensabile.  Mezz’ora, una sera a settimana, ai margini di un bosco: è così che si costruisce la conoscenza che servirà a conservare questi insetti per le generazioni future.

Per partecipare ai censimenti alla Riserva dei Ghirardi o per maggiori informazioni sul protocollo MIPP, visita https://oasighirardi.org

Per partecipare alle attività di monitoraggio e ricerca al Parco Regionale dei Boschi di Carrega: calendario delle uscite e le modalità di partecipazione: https://www.parchidelducato.it/pagina.php?id=352

Per contribuire con osservazioni comportamentali utilizzando l’app BOB: https://www.beetleobserver.com

Per la rete europea di monitoraggio: https://www.stagbeetlemonitoring.org

Bibliografia

(1) Giannetti et al., 2024, Scientific Reports 14: 24758 https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11494050/.

(2) Giannetti et al., 2023, Insect Conservation and Diversity 16: 638–648 https://resjournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/icad.12660.

(3) Thomaes et al., 2021, Insects 12: 813 https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8466357/.

(4) Zhao et al., 2025, Microorganisms 13: 1692 https://www.mdpi.com/2076-2607/13/7/1692.