14 settembre 2026
Tra i reperti più affascinanti conservati nel Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma (MUST https://www.sma.unipr.it/it/museo-di-storiografia-naturalistica/) vi è una piccola collezione di animali tassidermizzati racchiusi in ampolle di vetro sigillate.
A realizzarla fu Jean Baptiste Fourcault (1719-1771), frate dell’Ordine dei Minimi, naturalista e abile tassidermista alla corte dei Borbone di Parma (Fig. 1).
Giunto in città nel 1763 come ornitologo del duca Filippo I di Borbone, Fourcault ricevette l’incarico di creare una collezione naturalistica che diede origine, nel 1766, al primo Gabinetto di Ornitologia parmense. Di quell’importante raccolta settecentesca sopravvive oggi soltanto un piccolo nucleo di esemplari, che rappresenta una delle più antiche collezioni zoologiche conservate in un museo italiano.
La raccolta comprende uccelli e un piccolo mammifero inseriti all’interno di ampolle di vetro dalla caratteristica forma peduncolata. Ciò che ha reso celebri questi preparati non è soltanto il loro valore storico, ma soprattutto il mistero della loro realizzazione.
Gli animali, infatti, appaiono troppo grandi per essere stati introdotti attraverso l’unica apertura disponibile, una piccola imboccatura successivamente sigillata (Fig. 2).
Per oltre due secoli nessuno è riuscito a spiegare con certezza come Fourcault fosse riuscito nell’impresa.
Lo stesso autore contribuì ad alimentare il mistero. In una delle ampolle lasciò un biglietto autografo in cui dichiarava di essere l’unico depositario del segreto, frutto di anni di esperimenti e perfezionato nel 1771. Una sorta di testamento scientifico che ha alimentato la curiosità di generazioni di studiosi.
Negli ultimi anni il problema è stato affrontato con moderne tecniche di indagine. Radiografie e tomografie computerizzate hanno consentito di osservare l’interno dei preparati senza danneggiarli, rivelando dettagli impossibili da cogliere a occhio nudo. I risultati hanno mostrato che le ampolle sono integre e prive di successive modifiche: gli animali e tutti gli elementi decorativi sono stati realmente introdotti attraverso l’apertura originale.
Le analisi hanno inoltre permesso di chiarire un aspetto fondamentale. Il foro delle ampolle non è piccolo quanto sembra. Fourcault applicò infatti una ghiera di riduzione in vetro che ne restringeva visivamente l’apertura, creando un’illusione ottica destinata a stupire gli osservatori. Misurazioni accurate hanno dimostrato che tutte le parti rigide e incomprimibili – come i crani degli animali e molti degli elementi strutturali in legno – erano effettivamente passate attraverso il foro reale (Fig. 3).
Ancora più ingegnosa è stata la preparazione degli esemplari. Le scansioni hanno evidenziato che all’interno degli animali non è presente l’intero scheletro. Fourcault conservava il cranio e le parti essenziali degli arti, mentre il corpo veniva ricostruito mediante un’intelaiatura di filo metallico e materiali leggeri come muschio, stoppa e spago (borraccina). Questa struttura risultava sufficientemente elastica da consentire una significativa compressione del preparato durante l’inserimento.
Anche gli elementi scenografici presenti nelle ampolle – rami, supporti e decorazioni – non erano blocchi unici. Le tomografie hanno rivelato che venivano introdotti in più pezzi e successivamente assemblati all’interno del contenitore mediante incastri e colle. Le giunzioni venivano poi accuratamente nascoste con etichette, iscrizioni e piccoli dettagli decorativi.
Un ulteriore tassello è emerso dal ritrovamento, avvenuto nel 2026, del manoscritto rivelatore di Fourcault (Fig. 4).
Il documento conferma che le pelli degli animali venivano introdotte ancora umide, sfruttandone l’elasticità naturale. Una volta collocate nella posizione desiderata con appositi strumenti, venivano lasciate asciugare lentamente all’interno delle ampolle. Per eliminare la condensa che si formava sul vetro, Fourcault utilizzava un particolare attrezzo dotato di una piccola spugna assorbente. Solo al termine di questo lungo processo le ampolle venivano definitivamente sigillate.
Le indagini scientifiche hanno quindi risolto un enigma che sembrava destinato a rimanere insoluto. Ma il valore della collezione non risiede soltanto nell’abilità tecnica del suo autore. Le campane di Fourcault rappresentano infatti un perfetto connubio tra scienza, artigianato e arte. Dietro ogni preparato si riconosce la volontà di stupire il pubblico, trasformando una raccolta naturalistica in un raffinato gioco di illusioni.
A oltre due secoli e mezzo dalla loro realizzazione, queste straordinarie ampolle continuano a raccontare non solo la storia della tassidermia, ma anche lo spirito del Settecento illuminista, quando curiosità scientifica, ingegno tecnico e meraviglia erano parte integrante della stessa impresa conoscitiva.
Persico D., Amarante M., Giovagnoni A., Volta A., 2025. La misteriosa collezione tassidermica di padre J.B. Fourcault: svelato il Segreto degli animali in bottiglia. Museologia scientifica new series, 19: 33-48, DOI: 10.53246/ANMS0055
https://www.anms.it/upload/rivistefiles/MS_19-2025_pp.33-48_Persico%20et%20al.pdf