6 agosto 2026

PIPISTRELLI TRA NOI : false credenze e nuove conoscenze (parte 2)

Schema dell’anno di un pipistrello. Tratto da “Un pipistrello per amico. Guida ai pipistrelli e alle bat box”, https://www.calameo.com/read/0025435435d28e8221fe4

UN ANNO DA PIPISTRELLO

La scelta dei luoghi in cui vivono e riposano i pipistrelli dipende sia dalla specie sia dalla stagione. Quindi non tutte le specie si comportano allo stesso modo e la stessa specie può comportarsi in modo diverso in funzione della stagione. Senza entrare troppo nei dettagli, la figura 7 propone uno schema riassuntivo dell’anno di un pipistrello.

Dopo l’inverno trascorso in ibernazione, all’arrivo della primavera le condizioni esterne al rifugio cambiano: le temperature aumentano e le giornate si allungano. Tutte queste condizioni sono percepite dai pipistrelli che piano piano si risvegliano, uscendo dai rifugi e iniziando la “migrazione”, ossia lo spostamento degli animali dai quartieri invernali alle zone estive.

Non tutti gli animali si spostano insieme. Ognuno conosce la propria strada, sono abitudinari e frequentano sempre gli stessi posti, spesso tramandati dalle madri ai figli e quindi sanno esattamente dove recarsi e per quale via arrivarci. Tendenzialmente i maschi prendono delle rotte un po’ diverse rispetto alle femmine.

Nel periodo tardo primaverile, le femmine congregano nei rifugi estivi per poi dare alla luce i piccoli. In queste colonie, dette nursery, solitamente non sono accettati i maschi, quando presenti sono in piccoli numeri. Nei rifugi estivi, chiamati nursery, tra giugno e luglio avvengono i parti ed è una cosa che le femmine fanno con le altre femmine, aiutandosi tra di loro nella cura dei nuovi nati [figura 8].

I cuccioli nell’arco di 3-4 settimane diventano della dimensione di un adulto, completamente autonomi, imparano a volare molto velocemente e stanno ancora con le madri fino alla metà di agosto, un periodo veramente breve.

In agosto le colonie estive si sciolgono e le femmine si trasferiscono nei siti di accoppiamento, dove maschi e femmine si incontrano per accoppiarsi fino a fine ottobre/inizio novembre. Al termine di questo periodo i pipistrelli tornano nei siti di ibernazione dove trascorrono l’intero inverno.

UNA GESTAZIONE PARTICOLARE

Al termine dell’autunno i pipistrelli ritornano in ibernazione, quindi viene da domandarsi: ma la gestazione nelle femmine dura da settembre a giugno? La risposta è no, in quanto il periodo sarebbe troppo lungo e non ci sarebbero le risorse per sostenere la crescita di un feto.

A differenza di quanto accade in moltissimi altri animali, nei chirotteri delle aree temperate assai spesso l’accoppiamento e la fecondazione non sono contemporanei, anzi si verificano a distanza di mesi.

Quando avviene l’accoppiamento, la femmina accoglie gli spermatozoi e li mantiene vitali nelle vie genitali; soltanto a primavera la femmina ovula e gli spermatozoi possono fecondare la cellula uovo, dando inizio allo sviluppo embrionale.

Ci sono alcune eccezioni a questo modello di fecondazione ritardata, per esempio nel miniottero (Miniopterus schreibersii), in cui si osserva la “diapausa embrionale”. Lo spermatozoo e l’ovulo si incontrano al momento dell’accoppiamento e avviene la fecondazione; quindi, cambiamenti ormonali molto complessi provocano il blocco dello sviluppo dell’embrione fino all’arrivo della primavera, quando riprende il suo accrescimento.

PROBLEMI DI CONSERVAZIONE

In Italia vivono 36 specie di pipistrelli e 25 di queste sono presenti in Emilia-Romagna. Purtroppo, lo stato di conservazione di molte specie è sfavorevole, in quanto le popolazioni si stanno riducendo. Sono animali specializzati, molto sensibili alle variazioni ambientali e in declino a livello globale: pertanto, sono protetti dalla normativa a livello europeo e nazionale.

Le cause del declino sono dovute principalmente alle attività umane: l’aumento dell’urbanizzazione sottrae spazio agli habitat naturali e le pratiche agricole intensive non prevedono di lasciare delle strisce fra un campo e l’altro in cui possano crescere fiori, siepi e filari di alberi.

Sottolineo che i pipistrelli non amano attraversare spazi molto aperti, soprattutto alcune specie, e hanno bisogno delle siepi, dei filari di alberi per muoversi restando protetti dai rapaci notturni e dagli altri predatori. E il problema della distruzione di habitat e rifugi vale anche per la parte forestale.

Un altro tipo di disturbo è quello arrecato ai pipistrelli che vivono nelle aree urbane o in altri edifici. Le leggende e i falsi miti ancora molto diffusi inducono molte persone a molestare deliberatamente i chirotteri. Inoltre, nel corso di lavori edili può avvenire che siano rimosse (illegalmente) colonie indesiderate composte da centinaia di individui

STUDIARE I CHIROTTERI

I pipistrelli sono degli ottimi indicatori della qualità ambientale pertanto, trovare in una determinata area molte specie diverse e una buona numerosità delle popolazioni di tutte le specie, significa che quell’ambiente è ancora un ambiente sano e diversificato. Per questo è importante studiare i pipistrelli, cosa che possiamo fare utilizzando diversi metodi: ricerca e controllo dei siti di rifugio, catture, utilizzo di appositi strumenti, i “bat detector”.

Per quanto riguarda la ricerca e il controllo dei rifugi, si possono fare dei conteggi sia nel periodo invernale sia in quello estivo, quando i pipistrelli si riuniscono in gruppi. Il conteggio può essere eseguito in modo diretto, quando gli individui sono pochi e sparpagliati, mentre quando sono tanti e aggregati tra loro occorre fotografarli e contarli successivamente. Oppure, se il rifugio è una spaccatura, una fessura o un ambiente a noi non accessibile, è necessario appostarsi all’uscita prima del tramonto e contare i pipistrelli al momento dell’involo serale, eventualmente registrando il loro passaggio con una telecamera a infrarosso o termocamera.

Le catture vengono effettuate utilizzando apposite reti e sono soggette ad autorizzazioni dell’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale, oltre che regionali e dei singoli parchi dove vengono compiute. Durante le catture si rilevano i dati biometrici (peso, lunghezza dita, avambraccio, eccetera) e si valuta anche l’età e lo status riproduttivo. [figura 9 e 10]

Inoltre, la cattura ci permette di identificare le specie con una sicurezza molto elevata, perché a volte occorre osservare dei caratteri molto piccoli, come la dimensione dell’orecchio o se ha i peli lunghi o corti sulle zampe, caratteristiche non sempre osservabili nei siti riproduttivi o di ibernazione.

Infine, si possono utilizzare vari tipi di bat detector, microfoni con membrane sensibili agli ultrasuoni che ci permettono di registrare suoni che noi non possiamo sentire. Infatti, l’udito umano arriva fino a 20 kHz nei soggetti più giovani e poi diminuisce progressivamente con l’età. I chirotteri, invece, emettono ultrasuoni che possono arrivare a 150 kHz.

Le registrazioni devono poi essere analizzate con appositi software per il riconoscimento dei pipistrelli, anche se con la bioacustica non sempre si riesce ad arrivare al livello di specie nell’identificazione.

COSA FARE IN CASO DI INTRUSIONE O RITROVAMENTO DI UN PIPISTRELLO

Cosa fare nel caso in cui vi entri un pipistrello in casa?

Per prima cosa non agitatevi, perché ha più paura lui di voi. Se l’animale vola senza fermarsi basta aprire la finestra da cui è entrato, togliere di mezzo le tende o la zanzariera, aprire tutto, chiudere la porta della stanza in cui è il pipistrello, spegnere la luce e uscire. Nell’arco di 10-15 minuti il pipistrello capirà di essere in uno spazio confinato dove non c’è cibo e quindi ritroverà la strada per uscire.

Nel caso in cui invece sia entrato e poi rimanga posato, si prende una scatola da scarpe, la si mette sopra il pipistrello, poi si passa sotto un cartoncino in modo da intrappolarlo temporaneamente nella scatola, che poi deve essere portata all’esterno e appoggiata in un punto sollevato da terra per evitare che cani o gatti se lo mangino. In genere il pipistrello nell’arco di qualche minuto riprende il volo da solo. Qualora non dovesse succedere, bisogna contattare il centro di recupero animali selvatici (CRAS) della vostra provincia, facilmente reperibile su internet. Un’alternativa è rivolgersi ad associazioni specializzate, come Tutela Pipistrelli (link), che ha volontari esperti in recupero in tutto il territorio nazionale.

Parlando con il CRAS o con un esperto di recupero vi verrà sempre chiesto se si tratta di un cucciolo di pipistrello o un adulto. Per rispondere correttamente bisogna sapere che i cuccioli sono presenti solo tra giugno e luglio, quelli appena nati entro la prima settimana sono rosa, senza pelo, con gli occhi chiusi nei primi due giorni di vita [figura 11]. Nella maggior parte degli altri casi si tratta di adulti, quindi di animali con il pelo, oppure di sub adulti volatori. Tenete presente che la dimensione media di un pipistrello che si può incontrare in città o ambienti periurbani è pari a due falangi di un vostro dito; quindi, potreste essere tratti in inganno dalle dimensioni dell’animale.

Cucciolo di Pipistrello nano. Mnolf - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6045922

Per ogni altra informazione sui pipistrelli Denise Trombin è reperibile ai seguenti recapiti:

Tel. 329 0798398

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